Cibi GRASSI, Cervello PICCOLO!

Cibi GRASSI, Cervello PICCOLO!

Alimentazione e cervello: quale correlazione?

Sempre più studi si stanno interessando del  possibile legame esistente tra alimentazione e cervello e ci stanno danno delle informazioni sempre più dettagliate e a volte curiose.

Uno Studio autorevole.

Una ricerca condotta dal Medical College of Georgia alla Georgia Regents University, infatti, ha dimostrato che un’alimentazione ricca di grassi non ha conseguenze solo sul peso, sull’apparato cardiovascolare e su quello respiratorio ma anche sul cervello, portandolo al declino. Alla base di questo processo risiede l’attività di alcune cellule immunitarie che hanno il ruolo di “spazzine”, muovendosi e fagocitando all’occorrenza neuroni danneggiati e detriti presenti nel cervello. Quando introduciamo troppi grassi con la nostra dieta queste “spazzine” diventano sedentarie, si immobilizzano e cominciano a fagocitare le connessioni tra i neuroni (le sinapsi), riducendo le capacità di apprendere e la memoria.

Lo studio è stato fatto in laboratorio quindi ci vuole prudenza nel parlare dell’uomo, ma la scoperta interessante è che questo processo di declino è reversibile: modificando l’alimentazione, infatti, oltre al peso torna nella norma anche la capacità cognitiva.

Alcuni ricercatori australiani, inoltre, hanno scoperto che mangiare spesso snack, carni processate e bibite zuccherate comporta come conseguenza un cervello più piccolo, oltre che meno funzionante.

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Dimmi come mangi e ti dirò cosa pensi.

Questo ci fa dedurre ancora una volta che mangiare male, in maniera sregolata, con prodotti confezionati e ricchi di grassi a discapito ad esempio di frutta e verdura comporta conseguenze negative su tutto il nostro organismo, anche in termini di dimensioni e funzionalità del cervello, aumentando il rischio di malattie neurodegenerative quali l’Alzheimer.

Se mangi male il cervello ne risente.

Visto lo stretto legame tra dieta e cervello, abbiamo un motivo in più per fare attenzione alla nostra alimentazione: cerchiamo di ridurre il più possibile il consumo di grassi saturi e trans (che troviamo nella carne, nei latticini, nei prodotti confezionati come “grassi vegetali idrogenati”) preferendo come condimento l’olio extravergine d’oliva, e preferendo frutta fresca di stagione e frutta secca come spuntini al posto di merendine confezionate e bibite zuccherate.

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Sovrappeso e obesità infantile

Sovrappeso e obesità infantile

Obesità infantile: l’epidemia del 21° secolo.

L’obesità infantile è sicuramente uno dei maggiori problemi di salute pubblica del 21°secolo.

I dati del 2012 di OKkio alla SALUTE rilevano livelli preoccupanti di eccesso ponderale: il 22,2% dei bambini risulta in sovrappeso e il 10,6% in condizioni di obesità, con percentuali più alte nelle regioni del centro e del sud.

I bambini in eccesso ponderale sono destinati a diventare adulti obesi, sono maggiormente predisposti a sviluppare diabete e malattie cardiovascolari e a farlo più precocemente, il che determina una probabilità più elevata di morte prematura e disabilità.

Pur essendo una patologia multifattoriale, la combinazione di eccessivo apporto calorico e ridotta attività fisica è considerata la causa principale di quella che appare una vera e propria pandemia (detta pand-obesità).

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Obesità infantile: facciamo il punto della situazione.

Comportamenti che portano all’obesità infantile

Si riscontrano delle caratteristiche comuni nelle abitudini alimentari dei bambini in eccesso ponderale, tra cui:

  • elevati consumi alimentari a cena guardando la televisione
  • bassa frequenza di consumo della colazione
  • basso consumo di frutta e verdura
  • elevati consumi di bevande zuccherate
  • frequenti consumi di “fast food” a casa
  • utilizzo del cibo come renard per il “benessere psicologico”
  • stile di vita sedentario
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Obesità infantile: cause e rimedi.

Contrastare l’obesità infantile

Premettendo che la prevenzione è l’arma più utile per migliorare la salute e la qualità della vita, una volta che il bambino è già in sovrappeso od obeso è necessario attuare un intervento nutrizionale precoce e differentemente strutturato in relazione all’età e alla gravità del quadro clinico; un intervento volto a ristabilire l’equilibrio tra intake calorico e spesa energetica a favore di quest’ultima (aumentando l’attività fisica) e a stabilizzare la crescita ponderale nel bambino.

La modificazione degli stili di vita comporta la modificazione anche delle abitudini negli acquisti al supermercato e richiede una forte partecipazione della famiglia: la mancata modificazione del comportamento alimentare e dello stile di vita dei genitori è spesso la causa del fallimento del programma di educazione alimentare.

L’obesità in età evolutiva deve essere contrastata per prevenire le conseguenze avverse in età adulta:  una recente metanalisi suggerisce, infatti, che se l’eccesso ponderale del bambino viene adeguatamente controllato e giunge nell’età adulta in una condizione di normopeso il rischio di sviluppare la malattia cardiovascolare e il diabete si riduce notevolmente.

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