Alimentazione e fertilità maschile

Alimentazione e fertilità maschile

Fertilità maschile, se ne parla sempre troppo poco.

Circa il 15% delle coppie giovani non riesce ad ottenere una gravidanza entro il primo anno di tentativi: si parla allora di infertilità.

Le cause possono essere molteplici, ma spesso si tende a “dare la colpa” alla donna. In realtà, le cause sono sia a livello maschile che femminile, quasi al 50%.

Per quel che riguarda la donna, le cause più frequenti sono: l’età avanzata (che riduce la riserva ovarica di follicoli), le disfunzioni ormonali come la sindrome dell’ovaio policistico PCOS (che portano a deficit ovulatorio), le occlusioni tubariche da infezioni o endometriosi, ecc. 

Ma cosa sappiamo sulla fertilità maschile?

Come per tanti argomenti di interesse scientifico, sono stati fatti alcuni studi anche sulla fertilità maschile.

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Infertilità maschile: parliamone.

In particolare, uno studio inglese pubblicato sul Journal of Clinical Chemistry ha ipotizzato che infertilità e aborti spontanei ricorrenti possano essere collegati alla scarsa qualità dello sperma del papà.

Hanno analizzato lo sperma di 50 uomini appartenenti a coppie che si erano rivolte all’ospedale St. Mary di Londra e confrontato i risultati con quello di 60 volontari di coppie che non avevano sofferto il problema. I risultati dello studio hanno mostrato che gli uomini di coppie che avevano avuto aborti multipli avevano livelli doppi di danno al DNA. Tale danno, per i ricercatori, può essere scatenato da elevate concentrazioni delle cosiddette specie reattive dell’ossigeno, o radicali liberi, al cui aumento contribuiscono età, malattie a trasmissione sessuale e peso corporeo elevato.

Sovrappeso e malattie metaboliche influenzano la fertilità maschile

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce il concetto di salute sessuale e riproduttiva come lo stato di benessere fisico, mentale e sociale correlato al sistema riproduttivo e alle sue funzioni.

Sono ben noti l’impatto dell’obesità e del sovrappeso sulla fertilità della donna, indipendentemente dalla presenza di altri fattori di rischio. In realtà, l’aumento della massa ponderale (peso) influisce negativamente anche sulla qualità del liquido seminale, riducendo la fertilità maschile. Tutto questo è da attribuirsi all’alterazione del profilo ormonale associato all’aumento della massa adiposa (grasso), organo endocrino a tutti gli effetti, e all’alterata regolazione ipotalamo-ipofisi-testosterone.

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L’alimentazione influisce sulla fertilità maschile.

Perchè l’obesità influisce sulle fertilità maschile?

Ci sono dati che dimostrano come la concentrazione di spermatozoi nei soggetti obesi sia ridotta addirittura ad un terzo rispetto ai soggetti normopeso. Quali meccanismi possono essere implicati?

  •  insulinoresistenza, che causa iperinsulinemia a sua volta connessa con l’inibizione della spermatogenesi;
  • alterati livelli di testosterone con alte concentrazioni di estrogeni;
  • ipertermia scrotale, data dalla maggior presenza di grasso scrotale, che può peggiorare la qualità e la concentrazione del liquido seminale.

Strettamente correlato all’obesità è il Diabete Mellito, che ha un impatto negativo sulla qualità degli spermatozoi e sulla funzione erettile.

Sembra quasi che la natura selezioni, attraverso la riduzione della fertilità dei soggetti obesi, gli individui con migliori caratteristiche anatomiche legate alla composizione corporea, forse i più simili ai nostri antenati.

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Stile di vita, alimentazione sana e fertilità maschile

Quindi, il ripristino, nei soggetti obesi o sovrappeso di un adeguato peso corporeo attraverso una corretta alimentazione, è da considerare il primo passo per la cura dell’infertilità.

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Come influisce l’alimentazione sulla fertilità maschile.

In generale, modificare la propria alimentazione in modo equilibrato a favore di alimenti semplici, ricchi di fibre e poveri di zuccheri semplici, in associazione ad uno stile di vita salutare e attivo, può rappresentare un modo efficace per ridurre il grasso in eccesso. In particolar modo, è importante concentrare la propria attenzione su quegli alimenti ricchi di antiossidanti, frutta e verdura in primis (come la rucola), che difendono gli spermatozoi da additivi chimici, che ne alterano vitalità e motilità.

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PANDORO O PANETTONE?

PANDORO O PANETTONE?

Pandoro o panettone?

Già nei primi giorni del mese di novembre, ormai, troviamo gli scaffali dei supermercati pieni di dolci natalizi. Torna in auge, di conseguenza, la classica diatriba tra pandoro e panettone: quale scegliere? Quale fa ingrassare meno?

Dal punto di vista della bontà ovviamente non c’è una risposta univoca perché è una scelta soggettiva (a me, ad esempio piace di più il pandoro), ma dal punto di vista nutrizionale si può fare delle indagini.

Il pandoro

Il PANDORO è il tipico dolce veronese che deve il suo nome dalla combinazione di “pane” e “oro”, con riferimento al colore giallo che le uova conferiscono alla pasta.

Secondo il decreto legislativo la denominazione di pandoro è riservata al prodotto dolciario da forno a pasta morbida, ottenuto per fermentazione naturale da pasta acida di forma a tronco di cono con sezione a stella ottagonale e con superficie esterna non crostosa, una struttura soffice e setosa ad alveolatura minuta ed uniforme ed aroma caratteristico di burro e vaniglia.

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I suoi INGREDIENTI OBBLIGATORI sono: farina di frumento; zucchero; uova di gallina di categoria “A” o tuorlo d’uovo, o entrambi, in quantità tali da garantire non meno del 4% in tuorlomateria grassa butirricain quantità non inferiore al 20%; lievito naturale costituito da pasta acida; aromi di vaniglia o vanillina; sale.

Sono invece INGREDIENTI FACOLTATIVI: latte e derivati; malto; burro di cacao; zuccheri; lievito (fino al limite dell’1%); zucchero impalpabile; aromi naturali e naturali identici; emulsionanti; conservante acido sorbico; conservante sorbato di potassio.

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Pandoro o panettone: quale scegliere?

Il panettone

Il PANETTONE, invece, è di origine milanese e secondo la leggenda fu creato casualmente da un aiutante di corte di Ludovico il Moro, Toni, da cui l’origine del nome “pane da Toni”. Questo, durante un pranzo di Natale, lo sostituì con successo al dolce previsto che si era bruciato, salvando la portata e l’onore della mensa.

Per Legge, la denominazione «Panettone» è riservata al prodotto dolciario da forno a pasta morbida, ottenuto per fermentazione naturale da pasta acida, di forma a base rotonda con crosta superiore screpolata e tagliata in modo caratteristico, di struttura soffice ad alveolatura allungata e aroma tipico di lievitazione a pasta acida.

Panettone ingredienti

Gli INGREDIENTI OBBLIGATORI sono: farina di frumento; zucchero; uova di gallina di categoria “A” (cioè uova fresche) o tuorlo d’uovo, o entrambi, in quantità tali da garantire non meno del 4% in tuorlo;materia grassa butirrica (cioè burro), in quantità non inferiore al 16%uvetta e scorze di agrumi canditi, in quantità non inferiore al 20%; lievito naturale costituito da pasta acida; sale.

Sono invece INGREDIENTI FACOLTATIVI: latte e derivati; miele; malto; burro di cacao; zuccheri; lievito (fino al limite dell’1%); aromi naturali e naturali identici; emulsionanti; conservante acido sorbico; conservante sorbato di potassio.

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Pandoro o panettone: quale ti piace di più?

Pandoro o panettone: facciamo un confronto nutrizionale

VALORI NUTRIZIONALI A CONFRONTO
Il pandoro risulta più calorico del panettone per la maggior quantità di burro presente (414 Kcal contro 333 Kcal); il panettone ha, invece, una maggiore quantità di zuccheri semplici dovuti a canditi e uva passa. Quindi cosa scegliere a Natale: Pandoro o Panettone? Quando gustiamo una fetta di questi dolci poco cambia se scegliamo Verona o Milano.

Il consiglio è quello di consumarli con moderazione, meglio se nelle versioni semplici e non farcite, magari a colazione, quando il nostro metabolismo è più attivo.

E per evitare di aumentare di peso durante le festività cosa dobbiamo fare? Cerchiamo di approfittare del tempo libero e delle giornate soleggiate (se ci sono) per aumentare l’attività fisica.

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IL CIOCCOLATO FA BENE ?

IL CIOCCOLATO FA BENE ?

Il cioccolato fa bene?

Il cioccolato fa ingrassare? Fa venire i brufoli? E’ vietato mangiarlo se sono a dieta? Il cioccolato fa bene o fa male?

Negli ultimi anni, il cioccolato è stato sottoposto a numerosi studi scientifici. Proprio questi studi stanno recuperando il valore nutrizionale di un alimento spesso messo al bando da diete e regimi alimentari.  Pur essendo molto calorico (100 g apportano circa 500 Kcal), presenta numerose proprietà. Vediamo assieme quali sono!

Proprietà del cioccolato

Il cioccolato fa bene contro l’invecchiamento.

Il cioccolato, fondente, è ricco di antiossidanti: rappresenta, infatti, una delle più generose fonti alimentari di flavonoidi, rinomati antiossidanti presenti negli alimenti di origine o derivazione vegetale, come il  tè, il  vino  rosso, gli agrumi ed i  frutti di bosco.
Tanto maggiore è la percentuale di  cacao  nell’amata tavoletta e tanto superiore è la presenza di flavonoidi. In media, 100 grammi di fondente ne contengono 50-60 mg, mentre in un’analoga quantità di cioccolato al latte ne ritroviamo soltanto una decina di mg. Addirittura nulla è invece la percentuale di flavonoidi nel cioccolato bianco.

Consiglio, quindi, una percentuale di cacao almeno del 70%.

Il cioccolato fa bene contro la depressione.

Il cioccolato sembra essere un antidepressivo naturale. La ricerca ha identificato in questo cibo degli dei delle sostanze chimiche, più comunemente note come neurotrasmettitori (tra cui la serotonina, l’ endorfina e la feniletilammina), in grado di influenzare significativamente il tono dell’umore, a cui viene associata un’efficace azione antistress.

Carie e pipì.

Nel cacao è presente un alcaloide, la  teobromina, in grado di indurire in modo naturale lo smalto dei denti. Ciò significa che, al contrario di molti altri dolci, il cioccolato fondente riduce il rischio di carie, se si pratica una corretta igiene orale. Assieme alla caffeina, inoltre, la teobromina stimola il sistema nervoso centrale e aumenta la concentrazione e lo stato di veglia, favorisce la vasodilatazione, con un’azione diuretica più marcata rispetto alla caffeina.

Il cioccolato fa bene al cuore.

Se anni fa la convinzione era che i grassi contenuti nel cioccolato potessero esercitare un effetto dannoso per il sistema cardiocircolatorio, si è invece rilevato che l’assunzione di cioccolato non provoca alcun innalzamento della concentrazione del colesterolo. Questo probabilmente avviene perché il grasso contenuto nel cioccolato stesso (derivante dal burro di cacao) contiene degli acidi (stearico, palmitico e oleico) che non solo esercitano un effetto neutro, ma addirittura riducente del colesterolo.

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Il cioccolato fa bene a tutte le età.

Ed è pure buono!

Se poi a tutte queste proprietà terapeutiche aggiungiamo pure che è buona, il consiglio non può che essere di consumare ogni tanto un quadratino di cioccolato fondente almeno al 70% (circa 20g). Il cioccolato fa bene ed è pure buono!

Cioccolato: controindicazioni

Il cioccolato non ha solo benefici e proprietà!

Ci sono situazioni patologiche più o meno gravi che necessitano una esclusione anche totale di questo cibo degli dei.

Purtroppo, è sconsigliato consumare cioccolato a chi soffre di gastrite e di reflusso gastroesofageo, a chi è allergico al nichel o è intollerante/allergico all’istamina (giusto per fare qualche esempio), ed ovviamente a chi è allergico al cacao!

Alcune persone, pur avendo le sopra citate patologie, riescono a tollerare bene un quadratino di cioccolato ogni tanto, ma sono da ritenersi l’eccezione alla regola e non la normalità, perciò quando si presentano dei malesseri e non si capisce bene quali alimenti li causino, è una buona strategia tenere un diario alimentare e scrivere nero su bianco quello che si mangia e lo stato di benessere o malessere associato. Il diario è uno strumento utile per la persona ma anche per il professionista della salute (medico di medicina generale, dietista, dietologo, ecc) per impostare il programma nutrizionale più adatto.

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ENDOMETRIOSI: cos’è?

ENDOMETRIOSI: cos’è?

Cos’è l’endometriosi?

L’endometriosi è una malattia complessa e ancora in parte misteriosa che colpisce le donne in età fertile, originata dalla presenza del tessuto che riveste la parete interna dell’utero, cioè l’endometrio, in sedi anomale, quali ovaie, tube, peritoneo, vagina, intestino.

Ogni mese, durante il ciclo mestruale e sotto gli effetti degli ormoni del ciclo stesso, il tessuto endometriale impiantato in sede anomala va incontro a sanguinamento, nello stesso modo in cui si verifica a carico dell’endometrio normalmente presente in utero. Tale sanguinamento provoca un’irritazione  e un’infiammazione dei tessuti circostanti, fino alla formazione di tessuto cicatriziale e di aderenze. Le formazioni possono essere causa di dolore, di sterilità, di aborti spontanei, di menopausa precoce e di altri problemi (diarrea o stitichezza, rapporti intimi dolorosi, mal di testa, nausea, vomito, mal di schiena e formicolio ad articolazioni e possibile paralisi momentanea, stanchezza cronica e in alcuni casi anche attacchi di panico).

Esiste una cura definitiva per l’endometriosi?

Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche non esiste una cura definitiva per l’endometriosi, che rimane una malattia cronica, anche se molti progressi sono stati fatti e, sicuramente, rispetto al passato, viene offerta la possibilità di una migliore qualità di vita.
Le terapie possibili, ad oggi, sono mirate al controllo della progressione della malattia, alla riduzione della probabilità di recidiva (per esempio dopo gli interventi chirurgici) e soprattutto ad alleviare i sintomi, cioè a contenere il dolore nelle sue varie manifestazioni e/o a contrastare l’infertilità.

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Endometriosi cos’è e come comportarsi

Quale dieta per l’endometriosi?

Nella donna affetta da endometriosi lo stile di vita e l’alimentazione e sono due punti di partenza e di forza per diminuire i sintomi e tenere sotto controllo la patologia.

Non devono mai mancare, infatti, nutrienti che riducono lo stato di infiammazione, tra cui ricordiamo:

Le fibre sono alla base dell’alimentazione perché diminuiscono l’infiammazione addominale, aiutano la digestione ed il buon funzionamento dell’intestino, riducono gli estrogeni circolanti nel sangue con un minore impatto sui tessuti estrogeno dipendenti. D’aiuto, quindi, una bella porzione di verdura e cereali integrali nei pasti principali.

L’ Omega 3, presente ad esempio nel pesce azzurro, nelle noci ,nei lupini e nell’olio di semi di lino, promuove la produzione della prostaglandina PGE1 che riduce il livello di infiammazione addominale.

Con i latticini di mucca non bisogna esagerare, infatti, questi prodotti possono contribuire alla stimolazione della produzione di prostaglandine PGE2 e PGF2A che possono essere responsabili di alcuni processi infiammatori.

Un consumo eccessivo di carni di qualsiasi genere possono aumentare la produzione di prostaglandina PGF2A, inoltre se industriali, possono contenere dosi elevate di inquinanti ambientali.

La soia come tutti gli alimenti che contengono ormoni, in particolare fitoestrogeni, vanno eliminati perché la malattia è ormone-dipendente.

Nel 2010 è stata scoperta una delle cause dell’endometriosi: il Bisfonolo A, una delle componenti della plastica. La ricerca eseguita dal Prof. Pietro Giulio Signorile 3 ha evidenziato che il Bisfenolo A altera l’attività dell’apparato endocrino attivando i recettori degli ormoni: l’esposizione a questa sostanza causa la malattia. Un’abitudine salutare potrebbe essere, quindi, utilizzare contenitori di vetro per le bevande al posto delle classiche bottiglie di plastica.

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LA DIETA DEL CICLO

LA DIETA DEL CICLO

Ciclo e dieta: quale connessione?

Irritabilità? Crampi? Irregolarità mestruale? Con l’alimentazione giusta si può vivere “quei giorni” in modo più sereno. Una corretta alimentazione, infatti, permette non solo di mantenere il peso forma, ma aiuta anche ad evitare irregolarità del ciclo mestruale e i disagi legati ad esso.

Ciclo e dieta

Lo squilibrio alimentare è una delle cause più frequenti di alterazioni del ciclo mestruale. Un corretto bilancio di vitamine, minerali e altri nutrienti preziosi aiuta ad affrontare al meglio le sue diverse fasi.

In particolare, l’ormone insulina svolge un ruolo fondamentale in questo senso: una dieta ricca di carboidrati può favorire lo sviluppo di una resistenza a questo ormone, spesso coinvolta nella genesi della sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) che è alla base delle irregolarità mestruali.

Consumare pasti regolari e fare attenzione al corretto rapporto tra proteine e carboidrati nei singoli pasti aiuta a equilibrare i picchi di insulina durante la giornata.

Non stupisce, quindi, che un improvviso aumento di peso, o, più spesso, un rapido dimagrimento possano alterare il ciclo mestruale.

A ciò si aggiunge il fatto che una dieta che porta a carenze vitaminiche e minerali altera gli equilibri ormonali. Tra le vitamine che non devono mai mancare ci sono la E e la B6, contenute in lievito di birra, olio extravergine di oliva, lattuga, cavolo, finocchio e prezzemolo, verdure a foglia larga e cereali integrali.

Ciclo mestruale
Ciclo mestruale

Ad ogni donna la sua dieta

Da precisare che ogni donna è a sé stante, e quindi anche tutti i sintomi associati al ciclo possono essere presenti con diversa intensità.

Se il flusso è abbondante frutti e ortaggi, come gli agrumi, kiwi, pompelmi e peperoni, migliorano la coagulazione. Sono consigliati anche i legumi, la carne, soprattutto il fegato, le uova, gli ortaggi verdi, il lievito di birra e la frutta secca e disidratata, che aiutano a reintegrare le forti perdite di ferro associate alla mestruazione.

Sono sconsigliati, invece, i cibi che fluidificano il sangue, come l’ananas, i funghi, il prezzemolo, le cipolle, il melone e il pesce. All’opposto, questi alimenti, le vitamine C e K e il calcio sono sconsigliati se il flusso è scarso.

Chi soffre di crampi durante il ciclo può trovare aiuto in tutti i cibi che favoriscono il rilassamento fisico e mentale. Largo, quindi, a banane, ortaggi verdi, cereali ricchi di crusca e sardine, che contengono magnesio, responsabile del rilassamento della muscolatura uterina e regolatore del buonumore.

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Ciclo e dieta: quale influenza

Anche il calcio, contenuto, tra l’altro nella frutta secca, nei latticini e nell’acqua, regola le contrazioni muscolari. Infine, il pesce ricco in omega 3 contrasta questa problematica regolando la produzione di prostaglandine, molecole responsabili di crampi e dolori. Sono, invece, da evitare gli alimenti che fermentano nell’intestino.

A volte il dolore dipende anche dalla stitichezza. In questi casi la soluzione ideale è rappresentata dai cibi ricchi di fibre, come la frutta. I dolori al seno sono, invece, efficacemente contrastati dalle vitamine E e B6.

L’irritabilità e l’aumentato appetito che, spesso, caratterizzano i giorni precedenti le mestruazioni dimostrano la stretta correlazione tra cibo e ciclo mestruale. Questi fenomeni sono dovuti all’alterazione dei livelli ormonali e al calo di zuccheri nel sangue, strettamente associato a una diminuzione dei livelli di serotonina, molecola fondamentale per il controllo dell’umore.

Ridurre questi squilibri aiuta anche a limitare la comparsa di acne, dovuta all’aumento dell’attività delle ghiandole sebacee. I cibi più adatti in questo periodo sono i cereali integrali, più in generale, i legumi e il pesce, che fornisce le proteine necessarie per la sintesi degli ormoni.

Carni rosse, uovo, pesce di mare e crostacei e pomodori stimolano, invece, l’ovulazione, apportando proteine e grassi vegetali.

Dopo l’ovulazione, quando le problematiche maggiori sono il gonfiore e la ritenzione idrica, meglio preferire pesce, sedano, finocchi, insalata, asparagi e carni bianche, che favoriscono la diuresi. E, sembra ovvio (lo è davvero?), bere molta acqua.

Al bando, invece, l’uso eccessivo di sale e il consumo di formaggi, burro, panna, salse, prodotti in salamoia, dadi da brodo, carne e pesce affumicati, salumi, dolciumi, alcol, acque ricche di sodio, bevande gassate e zuccherate, cui è meglio preferire infusi di verbena, tarassaco e finocchio.

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